lunedì 11 maggio 2015

Un esempio di opera letteraria antica tradotta nello spazio e nel tempo

Le opere letterarie di maggior successo vengono tradotte in una o più lingue; ogni scrittore che si approcci alla stesura del suo romanzo od opera di qualsivoglia genere spera che, dopo la pubblicazione, il suo scritto divenga un best seller e che, ancor meglio, questo venga tradotto in numerose lingue. La traduzione delle opere di maggior successo non è soltanto una pratica dei giorni nostri, bensì da sempre ciò avviene: gli scritti ed i cicli letterari sono sempre stati tradotti in misura tanto grande quanto maggiore era il successo riscosso presso il pubblico. 






Potremmo riportare diversi esempi di opere letterarie antiche tradotte in più lingue antiche o presso più civiltà; decidiamo di soffermarci in particolare su un ciclo che ha riscosso successo in più zone d’Europa e per un arco di tempo piuttosto amplio: il ciclo carolingio. 

Il ciclo carolingio fa parte della letteratura cortese, inizia a diffondersi tra il XI ed il XII secolo e continuerà a circolare, grazie al grande numero di traduzioni che se ne effettuarono, fino al XVI secolo. Il ciclo carolingio si sviluppa in Francia ed è affiancato dal ciclo bretone; il primo narra le gesta di Carlo Magno e dei suoi paladini, mentre il secondo racconta le avventure di re Artù e dei suoi cavalieri. 

Entrambi i cicli di poemi, sia quello carolingio che quello bretone, furono ampliati con nuovi episodi riguardanti i loro personaggi, tradotti in lingue volgari e popolari, diffusi in più regioni dell’Europa e apprezzati dal pubblico ad essi contemporaneo. Il poema principale del ciclo carolingio è la “Chanson de Roland”, titolo che tradotto significa “Canzone di Rolando”. Tale poema verte attorno all’episodio della rotta di Roncisvalle, avvenuta storicamente nel 778 e riguardante la morte di Rolando, conte paladino di Carlo Magno. Rolando, paladino il cui nome viene tradotto in alcuni poemi come “Orlando”, sarebbe perito al passo di Roncisvalle, sui Pirenei, in seguito a un'imboscata tesa alla retroguardia dell'esercito carolingio dai Saraceni (in realtà, storicamente, tale imboscata sarebbe stata tesa dai Baschi). 

Le gesta dei paladini carolingi erano spesso cantate e narrate da giullari itineranti di corte in corte. La “Chanson de Roland” venne tradotta in volgare e diffusa anche in Italia, in particolare nel Nord, ebbe quindi origine la letteratura “franco-veneta”. Infatti i giullari non erano solo di origine francese, ma anche veneti, i quali traducevano i versi francesi in un linguaggio più vicino a quello parlato nella Pianura Padana. 

Questi giullari del nord Italia, nel corso del XIII e XIV secolo, arricchirono i cicli francesi di nuove imprese compiute dai paladini. Entrarono poi in scena le traduzioni svolte dai cantari toscani; essi tradussero le imprese in volgare toscano, si servirono dell’ottava ed inventarono nuovi episodi relativi alla vita di Rolando: nascita, giovinezza e albero genealogico.