La fattibilità di una traduzione poetica ha
scatenato un annoso dibattito che ancora spinge critici e poeti a stendere
fiumi d’inchiostro e che rimane tuttora insoluto. È possibile tradurre una
poesia senza alterarne la bellezza del linguaggio poetico? Chi sarebbe in
possesso delle capacità linguistiche per tradurla? La trasposizione in un’altra
lingua causerebbe il venir meno della verve poetica? Se fosse necessario
evitare di tradurla in altre lingue, come sarebbe possibile renderne noto il
fascino del significato anche ai parlanti di un’altra lingua? Nel presente
breve articolo non cercheremo di rispondere a tali domande, su ciascuna delle
quali si potrebbe discutere profusamente, ma semplicemente di riportare alcune
opinioni di critici a tal proposito.
